Diletta Miori

Bio

Mi guardò: ho sempre le sguardo distrutto, il classico delle persone “troppo“ innamorate. Ha aspettato una manciata di secondi prima di rivolgere parola, mi stava squadrando; stava cercando una conferma, un segno. Iniziò. «Noi non ci apparteniamo, siamo a pezzi. Ma vedi la gente di fuori come è messa? Diversa da noi, è tutto quello che vorremmo essere, è gente messa bene con l’amore, due stronzi siamo a confronto». Che le dovevo dire? Contestare? Ragione? «Che ti dovrei dire? Non siamo quello che manca alla gente allora» cambiai. Poi appunto, che cazzo non dovrebbe avere la gente che abbiamo invece noi? Di noi non so nulla, nemmeno un pochino, nemmeno niente. «Noi siamo quello che? Dimmi qualcosa di giusto, qualcosa che vorrei sentirmi dire, dimmi che . . dimmelo». Era incasinata con i suoi pensieri, contraddizioni, non voleva dire quello che provava: la capacità di non ammettere di essere attraccati come un’ancora ad un’altra persona. I suoi, di occhi, erano dietro a dighe che sarebbero poco a poco scoppiate. L’insieme, Lei. E’ riuscita a personificare l’attimo senza fine e la mia apparente fine in un solo attimo. Sapevo a cosa dovevo rispondere, a quale discorso in testa avrei risposto. «Il fatto è che io sono già tuo, senza dover proprio esplicitarlo: sono il tuo vicolo cieco, dove quando entri non ne esci più» mi dissi, perché era in sé, racchiusa tra i vestiti e il suo mondo. [. .] silenzio. Odio in questi momenti il silenzio. Dimmi qualcosa, qualsiasi cosa. Non farmi marcire nei tuoi affanni, ora ho bisogno io di qualche tua certezza o non di qualcosa che possa salvare tutto. «Tu senza di me cos’eri?» incitò. «Io senza di te ero tutto quello che manca alla gente, quella di prima.» «Che cosa sei allora?» «Io sono te, sono tutto quello che vuoi e tutto quello che alla gente manca, perché se ti avesse non lascerebbe altra persona per un’altra, non amerebbe giusto per.» [. .] silenzio, ancora. Un bacio, ora.

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